Castel Sant’Angelo e Michelangelo

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Castel Sant’Angelo è stato edificato intorno al 123 d.C. , allora sepolcro per l’imperatore Adriano e la sua famiglia.
Dive tutti gli altri monumenti di epoca romana vengono travolti, ridotti a rovine o a cave di materiali di spoglio da riciclare in nuovi, moderni edifici, il Castello  per quasi duemila anni è presente nella storia di Roma.
Da monumento funerario ad avamposto fortificato, da oscuro carcere a dimora rinascimentale e che vede attivo tra le sue mura Michelangelo, per poi diventare prigione risorgimentale fino a museo.

Castel Sant’Angelo dal ponte. La statua superiore è di Michele Arcangelo, l’angelo da cui il palazzo prende il nome. © Thomas Wolf, www.foto-tw.de

Il Castello e la sua storia
Castel Sant’Angelo, nel suo aspetto multiforme di sito archeologico, di antica fortezza e prigione, ma anche di residenza pontificia rinascimentale ricca di episodi artistici di grande rilievo, può essere considerato un monumento esemplare della plurimillenaria storia di Roma. Sorse come Mole Adriana tra il 123 e il 139 d.C. per volontà dell’imperatore Publio Elio Traiano Adriano (76 – 138 d.C.) e mantenne la funzione funeraria ancora per un secolo, per la dinastia degli Antonini. Fu edificato in una zona suburbana, sulla riva destra del Tevere e raccordato alla città dal ponte Elio che oggi si presenta nella sua veste barocca, decorato degli angeli scolpiti da Gian Lorenzo Bernini e dai suoi collaboratori.
Riadattato ad avamposto militare al tempo dell’imperatore Aureliano (270-275 d.C.) che lo incluse nel sistema difensivo di Roma sfruttandone la vicinanza con il fiume, poi minacciato dalle incursioni barbariche e conteso dalle più potenti famiglie romane, l’edificio subì nel tempo profonde modifiche volte a trasformarlo in vera e propria fortezza.
In seguito alla leggenda di origini medievali secondo cui l’Arcangelo Michele apparve a papa Gregorio Magno sulla sommità della Mole annunciando la fine della peste (590 d.C.), vide cambiare il suo nome in castellum Sancti Angeli e passò gradualmente sotto il controllo del Papato (sec. X-XIV).

Statua di bronzo di Michele Arcangelo, in piedi sulla cima di Castel Sant’Angelo, modellata nel 1753 da Peter Anton von Verschaffelt (1710-1793). Own picture, Jastrow (2003)

A partire dalla metà del Quattrocento, all’interno del Castello furono realizzati gli appartamenti papali che arricchirono i piani nobili con ambienti dotati di raffinate decorazioni a grottesche; il castello divenne anche sede dell’Erario e dell’Archivio Segreto. In occasione del Sacco di Roma del 1527 le sue stanze ospitarono la corte pontificia di papa Clemente VII Medici, in fuga dai palazzi vaticani attraverso il Passetto di Borgo, corridoio che collega il bastione San Marco del castello con il Palazzo Apostolico. Grazie alla volontà di papa Paolo III Farnese (1534-49) gli ambienti residenziali del castello furono ampliati con due nuovi piani, sontuosamente decorati ad affresco da un gruppo di pittori legati alla scuola di Raffaello, coordinati da Luzio Luzi e Perin del Vaga.
Nel corso dei due secoli successivi, l’assetto difensivo della fortezza fu messo a punto con l’ampliamento dei quattro bastioni angolari e la costruzione di nuove cinte murarie. Il castello conobbe l’assedio dei soldati francesi alla fine del XVIII secolo, fortunatamente preceduto dalla messa in sicurezza dell’Archivio Segreto, che sarebbe poi confluito in quello Vaticano.
Le prime indagini archeologiche e i lavori di ripristino di alcuni ambienti del monumento romano datano all’inizio dell’Ottocento; a questi si aggiunsero, alla fine del secolo, gli scavi che interessarono l’area dell’adiacente lungotevere per l’elevazione degli argini del fiume e che fecero emergere molti reperti poi confluiti nelle collezioni di frammenti lapidei e di armi conservati nell’edificio. Castel Sant’Angelo entrò nel Demanio dello Stato italiano nel 1870, come caserma e carcere militare, funzione che mantenne fino al 1901.
Mariano Borgatti, maggiore dell’Esercito italiano, ne assunse la direzione e nel corso di un cinquantennio promosse ingenti lavori di restauro del monumento, che nel 1911 fu sede della grande Esposizione internazionale di Roma.
Anche a seguito dei beni confluiti nel monumento in tale occasione, cui si unirono diverse donazioni di collezionisti, e come esito di una lunga e articolata gestazione, nel 1925 fu istituito il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo.

Approfondimento storia CSA

Capolavori

FONTE: http://castelsantangelo.beniculturali.it/

Le Origini
L’AGER VATICANUS ED IL MAUSOLEO DI ADRIANO (123 D.C. – 139 D.C)
Quando l’imponente mole cilindrica che oggi conosciamo con il nome di Castel Sant’Angelo vede la luce sulla riva destra del Tevere, non è un castello ma un sepolcro, e tra le numerose statue che la ornano non ci sono né santi né angeli. L’ha fatta erigere l’imperatore Adriano, volendo garantire una degna sepoltura ai resti suoi e della sua famiglia in quell’ampia porzione di territorio all’estrema periferia di Roma nota come ager Vaticanus, la cui posizione fortemente decentrata unitamente al divieto di inumare i morti all’interno della città fa sì che lungo i lati delle sue due vie principali – la Cornelia e la Triumphalis – si allineino sepolcri e tombe. Una in particolare, sicuramente modesta e poco appariscente, è oggetto di continui pellegrinaggi da parte di piccoli drappelli di cristiani: si dice vi sia sepolto l’apostolo Pietro, crocifisso poco lontano in una anno imprecisato tra il 64 ed il 68. La presenza di questa memoria condizionerà in modo determinante gli sviluppi e le evoluzioni che investiranno il Mausoleo, l’ager vaticanus e l’intera città di Roma.
Il sepolcro è collegato alla sponda opposta del Tevere e, dunque, al resto dell’Urbe dal Pons Aelius, un ponte concepito strutturalmente in funzione dell’Adrianeo, dato che ne costituisce l’unica, monumentale, via di accesso.
Non è possibile ricostruire con esattezza l’aspetto originario dell’antico sepolcro, tuttavia sappiamo che, nell’impianto generale, esso deve richiamare l’Augusteum, il mausoleo di Augusto realizzato circa un secolo e mezzo prima e situato a poca distanza, sulla sponda opposta del Tevere. Costruito a partire dalle forme semplici e nette del cerchio e del quadrato consiste verosimilmente in una base quadrangolare cui si sovrappongono due cilindri di grandezza decrescente coronati forse da un giardino pensile di piante sempreverdi; agli angoli del basamento si innalzano gruppi di statue bronzee raffiguranti uomini e cavalli, mentre sulla sommità svetta una quadriga pure in bronzo guidata dal dio Helios ed affiancata da una scultura ritraente l’imperatore. Di questa originaria struttura romana, oggi pressoché irriconoscibile, sopravvivono resti cospicui, come le strutture di fondazione del basamento, l’intero nucleo in muratura del corpo cilindrico, l’ingresso monumentale realizzato in blocchi di pietra, la rampa elicoidale che conduce al piano superiore e la camera funeraria, la cosiddetta Sala delle Urne, destinata ad accogliere i resti dell’imperatore. Il complesso – i cui lavori di costruzione hanno inizio intorno al 123 d.C. – è ultimato solo nel 139 d.C., un anno dopo la morte dell’imperatore, dal suo successore Antonino Pio; per circa 150 anni il sepolcro assolve diligentemente la sua funzione, accogliendo i resti degli Antonini. L’ultimo imperatore della cui deposizione si abbia notizia certa è Caracalla, ucciso nel 217 d.C., tuttavia il sepolcro ospita probabilmente anche le salme dei suoi successori, almeno fino alla sua inclusione – in qualità di avamposto fortificato – nella cinta muraria voluta dall’imperatore Aureliano nel 271 d.C.. L’edificio di Adriano abbandona definitivamente la funzione di tomba per assumere quella – che si rivelerà cruciale a partire dal 476 d.C. quando il goto Odoacre depone l’imbelle Romolo Augostolo decretando la fine dell’Impero Romano – di fortezza. (fonte www.castelsantangelo.com)

LA GUERRA GOTICO-BIZANTINA E LA NASCITA DI BORGO (535 – 553 D.C.): DA SEPOLCRO A CASTELLO
In un’Urbe devastata ed abbandonata, oggetto di continui sacchi ed incursioni, dove tutte le vestigia dell’antico splendore cadono in rovina distrutte dalla furia degli invasori o semplicemente sfruttate come ‘cave’ di materia prima, l’ex-sepolcro di Adriano diviene il punto di resistenza della città, l’unica e vera roccaforte romana. Nel 537, nel pieno della cosiddetta guerra gotico-bizantina, vi si asserragliano le truppe greche al comando del generale Narsete, inviate dall’imperatore Giustiniano per respingere gli occupanti visigoti dalla penisola. Poco lontano, pronti all’assedio, si accampano i goti di Totila. A protezione dell’insediamento militare elevano una piccola cinta muraria, creando un quartiere fortificato designato con il nome tedesco di Burg: questo rifugio improvvisato costituisce il nucleo iniziale da cui si svilupperà l’odierno quartiere di Borgo.
L’ex-sepolcro di Adriano mostra subito la sua efficacia di fortificazione: la posizione naturalmente protetta, l’elevazione, la robustezza delle mura ne fanno una fortezza difficilmente espugnabile: quando i goti lo cingono d’assedio i bizantini asserragliati al suo interno – forse a corto di munizioni adeguate – fanno a pezzi le colossali statue che ornano l’edificio e scagliano sugli aggressori teste, mani e piedi di marmo che massacrano un buon numero di goti, mettendo in fuga i superstiti. L’antico Hadrianeum e l’annesso Pons Aelius si spoglia dunque di ogni residuo significato legato alla originaria funzione sepolcrale per connotarsi come avamposto fortificato, che controlla l’accesso al settore settentrionale della città. Indicato dapprima con il termine di Turris o Moles, l’edificio acquisisce solamente a partire dal XII secolo la designazione di Castellum; di poco anteriore e risalente agli inizi dell’XI secolo è il suo collegamento con il culto di San Michele Arcangelo, straordinariamente diffuso nell’Europa medievale -(fonte www.castelsantangelo.com)

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